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Il villaggio di Campomarino
Sorge a poca distanza dal mare, in località
Arcora, su un terrazzo delimitato nel lato costiero
da un alto costone che fungeva da difesa naturale; sul lato
opposto il limite dell’insediamento è dato da
una struttura muraria al cui interno si notano grosse buche
atte ad ospitare probabilmente i pali per l’ossatura
di una palizzata. Sull’ampio terrazzo sono stati individuati
due aree a destinazione abitativa. La prima si sviluppa a
nord-ovest, lungo il costone; si tratta di una serie di strutture
(esplorate solo parzialmente) notevolmente interrate sul lato
posteriore, precedute da un piano probabilmente porticato,
pavimentato con un battuto di ghiaia. Alle spalle di una delle
capanne, e perfettamente allineata con essa, è stata
rinvenuta la sepoltura di un bambino piccolissimo, deposto
in posizione rannicchiata (un rito di fondazione?). L’area
più ampiamente esplorata, più articolata per
estensione e densità di strutture abitative, è
però situata nel settore sud-est del terrazzo. La superficialità
delle stratigrafie e le recenti manomissioni rendono problematica
la lettura delle singole unità abitative e l’articolazione
planimetrica delle stesse. Di certo si tratta di capanne a
pianta rettangolare con uno dei lati corti conformato ad abside.
Numerose sono le tracce di pavimentazione (battuti, selciati
grossolani, livelli di pietrisco e ghiaie mescolati a resti
organici e frammenti ceramici). Spesso all’interno delle
capanne si trovano vasi per conservare, infissi nel pavimento;
sono visibili anche alcune zone destinate alla cottura: sono
fornelli ottenuti con muretti di argilla. L’alzato,
a giudicare dai frammenti di rivestimento recuperati negli
strati e dalla conformazione delle buche, era realizzato con
pareti di pali, paletti, canne e rami rivestiti e protetti
da “intonaco”: un impasto di argilla e paglia.
Tra le capanne situate lungo il costone e quelle dell’entroterra
c’è uno spazio lasciato libero già in
antico; potrebbe essere probabile una sua destinazione ad
attività comuni (ricoveri di bestiame, orti). I numerosissimi
reperti ed i resti faunistici e botanici permettono di avere
una idea sulle attività e sulla organizzazione della
vita in questo insediamento. Alcune strutture potrebbero avere
avuto funzioni “specializzate”: le fuseruole ed
i pesi da telaio, ad esempio, sono stati rinvenuti con particolare
concentrazione in una delle strutture, così come concentrati
in altre aree sono i fornelli stabili, che sono sempre multipli,
e in altre strutture sono concentrati i vasi per conservare
(magazzini). Tra i resti botanici prevalgono di gran lunga
i legumi (vicia faba) cui seguono i cereali (Hordeum vulgare,
Triticum dicoccum, Avena sativa). Tracce chiare di frantumazione
di cereali sono stati rinvenuti in uno dei vasi; in un altro
sono chiare le tracce relative al consumo dell'uva, se non
addirittura alla lavorazione per la prduzione di vino. I resti
dei pasti consumati, soprattutto le parti ossee degli animali,
venivano depositati immediatamente al di fuori delle capanne
e, unitamente a frammenti ceramici appositamente sminuzzati
e a piccole pietre e ciottoli, finivano col formare uno strato
pavimentale particolarmente funzionale. Tra questi resti ossei
si identificano soprattutto animali di allevamento (suini,
caprini).
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