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Museo Provinciale Sannitico
di Campobasso
Sorto nei decenni successivi all’Unità d’Italia,
insieme alla Biblioteca Provinciale, il museo fu il risultato
di una serie di donazioni con oggetti di varie epoche e, solo
in alcuni casi, di provenienza nota. A organizzare il materiale
raccolto fu chiamato un archeologo famoso, Antonio Sogliano,
che lavorava a Pompei. Grazie al suo intervento la gran massa
di materiale venne organizzata, inventariata ed esposta al
pubblico secondo un criterio tipologico utilizzato all’epoca
dappertutto. Dai tempi della sua fondazione fino agli anni
Novanta del XX secolo museo e biblioteca, pur rimanendo sempre
uniti, hanno conosciuto varie sedi, per lo più localizzate
nel centro storico di Campobasso. Dei due istituti a risentire
maggiormente dei danni del tempo e dell'incuria umana è
stato, però, il museo che ha subito spoliazioni notevoli;
le più gravi risalgono al periodo della seconda guerra
mondiale, quando il museo era ospitato nella sede dell’attuale
Istituto Tecnico Commerciale “L. Pilla”: da esse
furono sottratte tutte le antiche monete e alcuni oggetti
considerati di particolare pregio.
Dopo un periodo di chiusura, durato circa un ventennio, il
museo è stato riaperto al pubblico nel 1995 all'interno
di Palazzo Mazzarotta, sito nel cuore della città antica.
Gli oggetti superstiti, attorno a 500, sono raggruppati ed
esposti seguendo il criterio della loro originaria funzione.
Sono stati individuati, così, quattro gruppi: “Le
persone”, “La casa”, “Le attività”,
“I culti”.
Tra gli oggetti più significativi, che coprono un ampio
periodo cronologico che va dalla preistoria all’epoca
romana più qualche oggetto del tardo medioevo, si ricordano
i cinturoni di bronzo e le statuette votive, sia di bronzo
che di pietra, le quali ben esemplificano la civiltà
sannitica; in più sono presenti una cospicua collezione
di lucerne di epoca romana, strumenti litici ed oggetti di
bronzo delle epoche pre/protostoriche.
Una sala del museo ospita una esemplificazione dei risultati
relativi al recente scavo delle necropoli di Campochiaro risalenti
ad epoca longobarda; è ricostruita una sepoltura di
cavaliere con cavallo e sono esposti alcuni tra gli oggetti
più significativi ivi rinvenuti. Altre sale sono attrezzate
per attività didattiche.

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Museo Civico di Baranello
Istituito nel 1897 con atto di donazione al
Comune da parte dell’architetto Giuseppe Barone è
ancora oggi ospitato nella sede originaria, ovvero l’ex
palazzo comunale progettato dallo stesso Barone, che ha gli
stessi contenitori ed espositori della fine dell'ottocento.
In tale anno la raccolta fu aperta al pubblico e accompagnata
dal catalogo dettagliato curato, anch'esso, dal Barone che
fu anche il primo direttore del museo. Come tutte le raccolte
del tempo, anche quella di Baranello comprende materiale estremamente
eterogeneo ed include reperti archeologici di vari periodi,
oggetti di epoca medioevale e moderna, dipinti, libri. Nella
sezione archeologica sono da notare un interessante gruppo
di bronzi e di ceramiche dell' era protostorica provenienti
da Cuma, vasi attici a figure nere e rosse (una cinquantina),
vasi a figure rosse di fabbriche magnogreche. Non mancano
oggetti etruschi e vasi di provenienza orientale. Per l’epoca
moderna una sezione particolarmente interessante è
quella delle porcellane, da quelle cinesi a quelle giapponesi,
porcellane di Sassonia, olandesi, di Sèvres e, per
l’ambito italiano, maioliche e porcellane di Capodimonte.
Tra i dipinti e le sculture si ricordano alcune opere di Luca
Giordano, Giuseppe Palizzi e altri. Interessante una nutrita
collezione di disegni e di progetti, alcuni dei quali realizzati
dello stesso Barone. Nel corso dell’ultimo conflitto
bellico il museo ha subito cospicue asportazioni relativamente
alle monete e ad alcuni oggetti preziosi. I pezzi sono all’incirca
2000.

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