Teatro Savoia - della Provincia di Campobasso
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Il Teatro

Introduzione

L’acquisto, nel 1993, del Teatro Savoia in Campobasso da parte dell’Amministrazione Provinciale ha dato inizio ad una prima sostanziale fase di riscatto del teatro stesso che si è visto restituire, in questi ultimi anni di attività, alla sua vera funzione e destinazione di struttura al servizio della collettività. Lo sforzo dell’Amministrazione Provinciale è andato oltre.

Per dare risposta alle aspettative ed alle richieste della popolazione che auspica avvenimenti ed eventi spettacolari sempre più professionali, di grande rilievo culturale, nazionali ed internazionali, oggi è realtà la progettazione delle opere relative alla “ristrutturazione, restauro e riqualificazione del Teatro Provinciale Savoia”.

Il Teatro Savoia è l’unico nel suo genere nell’intera regione Molise, territorio poverissimo di strutture teatrali. Tale progettazione, quindi, pone il teatro al centro degli avvenimenti culturali regionali.

La ristrutturazione, il restauro e la riqualificazione avranno molte valenze positive:

- dare la possibilità al pubblico locale di assistere ad eventi culturali di grande spessore artistico;

- creando interessi, “Cultura dello Spettacolo” e senso critico;

- contribuendo alla crescita culturale degli spettatori e della comunità locale nel suo complesso;

- ricreando, ad esclusivo vantaggio dello spettatore, l’ambiente teatrale, musicale, cinematografico che predisponga il pubblico alla frequentazione;

- adeguando la struttura ed i servizi in modo che tutti ne possano usufruire senza discriminazione alcuna;

- ponendo la struttura molisana sul mercato nazionale evitando e scongiurando, in tal modo, l’appiattimento e l’isolamento culturale.

In un momento storico particolare, di completo rilancio per il settore, in cui la domanda di spettacoli sia di teatro tradizionale sia innovativo-sperimentale è sempre crescente, risulta impensabile non dotare il Teatro Savoia di quelle strutture scenotecniche e di sicurezza tali da permetterne l’inserimento a pieno titolo nel panorama nazionale. Al momento attuale è quanto mai importante pensare al Teatro Savoia come fulcro di una attività artistica culturale complessiva ed interattiva, volta alla realizzazione di eventi valorizzanti l’intera regione. Si auspica che la struttura diventi punto di riferimento per i giovani artisti, che possa calamitare le professionalità regionali e che possa dare spazio adeguato alle varie associazioni culturali presenti, al Conservatorio musicale ecc. Avere una struttura completamente funzionale e quindi fruibile in maniera ottimale, da parte degli addetti ai lavori e del pubblico, è il primo passo per rilanciare incontri e scambi con le compagnie nazionali, per promuovere progetti con Teatri Stabili.

 

Struttura

La struttura che ospita il teatro è inserita in un complesso edilizio, situato nel centro della città. In esso sono presenti, oltre al teatro, negozi, abitazioni ed i locali, attualmente inutilizzati, dell’ex albergo San Giorgio, in attività fino agli anni settanta. La tipologia del teatro è quella classica denominata “all’italiana”, con platea a ferro di cavallo intorno a cui si sviluppano quattro ordini di palchi. La struttura, del tipo misto, è composta da muratura perimetrale in pietrame squadrato e pilastri, limitatamente alla conformazione dei quattro ordini di palchi. E’ realizzata con solai in calcestruzzo, ai vari ordini di palchi, e con copertura della sala in struttura lignea. L’ingresso per il pubblico è situato su piazza Prefettura. Dalla piccola hall dove è situata la biglietteria, si passa nel foyer, qui due gradini costituiscono la prima barriera architettonica che si incontra. Sulle pareti di questo, inseriti tra decorazioni in stucco di stile classico, vi sono i dipinti dell’artista molisano Arnaldo De Lisio raffiguranti scene campestri. Il soffitto è decorato con una greca dorata; al cui centro è posizionata una lampada d’epoca in ottone con cornice circolare a rilievo. I pavimenti sono realizzati con comunissimi mattoni di graniglia di cemento. Dalla porta centrale del foyer si accede, (dopo aver superato un altro gradino), alla platea. La platea, come già detto, con pianta a ferro di cavallo, della superficie di mq.150.60, è delimitata da una zoccolatura, intonacata e tinteggiata a buccia d’arancia, totalmente in contrasto con gli stucchi ed i fregi dei palchi superiori. Al di sopra del basamento si eleva la pilastratura dei palchi dei vari ordini fino al cornicione su cui si imposta la volta del soffitto. Ai lati della platea, verso il palcoscenico vi sono due aperture che portano alle uscite di sicurezza, una su via Marconi e l’altra su un vicoletto della stessa via. La fossa orchestrale, che divide la platea dal palcoscenico, ha dimensioni molto ridotte e non è in grado di svolgere la sua funzione, è quindi inutilizzabile. Sulla volta della platea è situato il dipinto del “Trionfo Sannita” del pittore De Lisio, contornato da cornice in rilievo a stucco. La scena raffigura la pianura di Boiano dove si celebra il rito a Cerere e il ritorno del guerriero sannita vittorioso.

Dalle due porte ai lati del Foyer, due corpi scala, con le bellissime ringhiere in ferro battuto d’epoca, portano ai corridoi dei vari ordini di palchi (una delle scale si ferma al 3° in quanto prosegue in un’altra proprietà). Al primo ordine è situata un’altra scala che sale fino al loggione ed è collegata con l’esterno dall’uscita di sicurezza di piazza Prefettura. I percorsi laterali che servono i piani dei quattro ordini, in più punti, risultano angusti e insufficienti per il normale deflusso del pubblico verso le uscite, al primo ordine il percorso non è continuo mentre, agli altri piani, segue tutta la curva del ferro di cavallo. La pavimentazione è di tipo economico e in marmette di graniglia di cemento. Gli unici servizi igienici a disposizione degli spettatori sono situati uno al 1° e uno al 2° ordine di palchi con caratteristiche che sicuramente non rispettano le minime condizioni igieniche. Negli anni il teatro ha subito diversi interventi, tra cui quello che ha portato all’eliminazione delle divisioni tra i vari palchi ed alla rimozione di tutti gli addobbi in velluto. La funzione dei poggiagomiti è vanificata dalla presenza di un corrimano posticcio in ferro che non permette alcun appoggio. A tutti i livelli le sedie inchiodate al pavimento, hanno snaturato l’originario aspetto del Teatro e peggiorato le condizioni di confort ambientale ed acustico. Gli stessi interventi hanno determinato la realizzazione, nel palco centrale del 3° ordine, di una cabina di proiezione per l’utilizzo della struttura a cinema. Le dimensioni ridotte rendono tale ambiente poco sicuro, ed assolutamente, inadeguato.

La torre scenica attuale è alta circa 19 metri dal sottopalco al piano graticciata. Il sottopalco con accesso esterno a piano terra, su uno slargo di via Marconi, comunica attraverso una scalletta in legno con la fossa orchestrale e con la zona camerini al piano superiore con una scala in muratura. I camerini, piccolissimi e fuori norma, privi di servizi, occupano lo spazio più importante per il funzionamento scenico. L’assenza di un ballatoio esterno alla scena, costringe all’uso sistematico di quinte di scena. L’uso dello spazio scenico, così com’è, non è in funzione della scenografia ma in funzione dei percorsi di ingresso per gli attori e gli artisti. In questo modo non esiste la possibilità fisica di entrare in scena, dai tre lati, se non passando dietro le quinte ed il fondale dell’allestimento scenico. Ciò comporta una occupazione di fatto dell’area del palcoscenico ed un suo fatale restringimento solo per la creazione di passaggi determinando , tra l’altro, la staticità della scena che durante lo spettacolo, non potendo usufruire di spazi a servizio del palcoscenico rimane, irrimediabilmente, ferma e comunque bloccata; in un luogo di spettacolo, nel quale i cambi scena, le trasformazioni, e la versatilità degli spazi scenici, sono fondamentali. Quando il palcoscenico viene usato per altre manifestazioni, ad esempio conferenze - convegni, si è costretti a subire la quintatura e i fondali e l’allestimento minimo. Senza quinte e fondali, il Teatro, non è utilizzabile. La presenza, inoltre, di locali adibiti a deposito di materiali scenotecnici a diretto contatto con l’area di scena è la negazione della sicurezza contro il rischio di incendio. Il palco, la cui struttura è in montanti e travi in legno, con pavimento a tavole (oggi sconnesse e coperte da moquette), aveva originariamente caratteristiche che in un certo modo lo rendevano maggiormente flessibile. La possibilità di sbotolaggio di alcune parti del pavimento in legno, la presenza di un sistema elevatore a carrucole dal sottopalco alla scena, sono state per ragioni di sicurezza eliminate, con il risultato di lasciare il palco di fatto bloccato, inutilizzabile per la propria funzione. La messa in scena e la composizione scenografica, infatti, presentano molteplici difficoltà legate agli accessi ed ai percorsi che rendono il carico e lo scarico particolarmente difficoltoso, ad esempio è sempre necessario, oggi, attraversare la platea per raggiungere con le attrezzaure il palcoscenico. Posizionare un pianoforte al centro del palcoscenico è impresa ardua (scavalcamento della fossa orchestrale etc…) e una volta sul palcoscenico un oggetto anche di modeste dimensioni non può essere spostato dalla scena senza rifare il percorso inverso, creando difficoltà anche alla piazza dell’ingresso principale. Nella torre scenica: la graticciata (addirittura non praticabile), i tiri di scena e qualsiasi altro ausilio alla gestione della macchina scenica sono vecchi, esigui, non funzionali e, soprattutto, pericolosi ed inadeguati. La prima bilancia, normalmente utilizzata nei Teatri, per l’illuminazione del proscenio , di fatto, non esiste poiché il suo ingombro è occupato dalla struttura tralicciata dello schermo cinematografico che, in occasione di proiezioni, viene calato pericolosamente a mano e necessita per il suo ancoraggio e messa in stazione di almeno tre operai. Il posizionamento di un’ americana luci, o un qualsiasi altro strumento di scena sospeso, con peso anche modesto è attualmente impossibile. Nella torre scenica sulla parete del ballatoio di manovra vi sono delle finestre-balconi che affacciano all’esterno sul vicolo di via Marconi, una è al livello del palco e quattro sono all’altezza del ballatoio, tali aperture devono essere sempre chiuse ed oscurate per non creare problemi allo svolgimento degli spettacoli. L’arco scenico su cui vi sono, nel lato sala, le decorazioni a stucco del de Lisio, è completamente a struttura lignea ed ha nel lato verso la scena una passerella, oggi non praticabile poichè le condizioni di sicurezza strutturali sono precarie anche a causa della eliminazione della ringhiera in legno che, per la sua conformazione a trave reticolare, di fatto contribuiva all’equilibrio statico della passerella e di tutto il boccascena. La divisione tra l’arco scenico e il sottotetto è costituita da una paretina in tavolato di legno che, nella malaugurata ipotesi di incendio, amplificherebbe lo sviluppo del fuoco che troverebbe, inoltre, ulteriore alimentazione nel sottotetto anch’esso in legno. Il tetto della sala è strutturato da una orditura principale in capriate e catene in legno con staffe di ancoraggio in ferro e da una orditura secondaria con travicelli, tavolato di legno e manto di copertura in tegole marsigliesi. Le capriate lignee che sorregono la volta sono in perfetto stato conservativo, mentre la orditura secondaria e il tavolato con il relativo manto di tegole versano in condizioni precarie, con conseguente pericolo di danneggiamento della volta e quindi del dipinto del soffitto. L’intervento realizzato sul tetto in epoca successiva alla costruzione del teatro e relativo all’abbassamento (strutturale) della falda prospiciente la Cattedrale, ha di fatto eliminato la possibiltà, prima esistente, di passaggio da una parte all’altra del sottotetto e della volta. Attualmente, quindi, anche a seguito del frazionamento delle proprietà non è possibile eseguire le necessarie ispezioni nel sottotetto stesso per valutare le condizioni anche sopra il cretonato di supporto al dipinto. Tale abbassamento, eseguito semplicemente eliminando le travi di estradosso delle capriate ha anullato l’originaria simmetria ed alterato lo schema dei carichi, rendendola diversa dalla sua funzionalità statica originale. Il ripristino delle condizioni originarie della copertura ne migliora, quindi, l’assetto strutturale. Al 4° ordine, da tempo chiuso al pubblico, arriva una sola scala, in comune con la proprietà attigua dell’ex albergo. L’altezza del piano è doppia rispetto ai piani sottostanti, una serie di gradoni in muratura, su cui sono sistemate le sedie, occupa la parte centrale e parzialmente i lati di questo piano. La presenza, rilevabile dal prospetto esterno, di un doppio ordine di balconi, oggi murate, fa ritenere che originariamente si era pensato di realizzare un doppio livello. Riguardo alla finitura degli ambienti interni del teatro è da sottolineare che mentre da un lato vi è una ricchezza decorativa per alcuni elementi, come i dipinti del foyer e del soffitto platea, gli stucchi dei palchi, le ringhiere in ferro battuto delle scale e dei balconi, e alcune porte interne, data soprattutto dalla elevata varietà di forme e colori, dall’altro elementi come i pavimenti, gli infissi, gli arredi, i rivestimenti non sono sicuramente ricercati nelle forme, nelle colorazioni, nella qualità dei materiali come i precedenti.

 

FINALITA’ E CARATTERISTICHE DEL PROGETTO

 

Lo Spettacolo, in tutte le sue espressioni, è dentro la natura umana ed ogni luogo ove si svolgono azioni che si impongono all’attenzione di più spettatori è definibile Teatro, luogo di spettacolo. Con il passare dei secoli i modi di rappresentare lo spettacolo sono mutati profondamente, ma il senso del Teatro e dello Spettacolo non è mai venuto meno. Sono cambiate le forme, i materiali scenografici per ambientare gli eventi; si è passati dagli ambienti naturali a quelli costruiti con elementi pittorici, fino ad arrivare alle costruzioni più complesse. E’ entrata in scena la tecnologia, non intesa come forma di reinvenzione del Teatro, ma come impiego delle moderne conoscenze per la creazione di mezzi e attrezzature in grado di migliorarne le condizioni di attività. Partendo da quest’ultima considerazione e dovendo dare risposta ai numerosi interrogativi posti, il progetto per il Teatro Savoia dovendosi attenere, come da convenzione firmata dall’ATP, alle risultanze del Concorso di Idee per la ristrutturazione, il restauro e la riqualificazione dello stesso (alla stessa ATP è stato attribuito il 2° premio in tale concorso con la seguente motivazione «Il progetto denota una particolare attenzione dell’organizzazione dello spazio scenico per il quale vengono suggerite tecniche di movimentazione, organizzazione e flessibilità appropriate ed innovative...») si è basato sui seguenti interventi sostanziali:

a) restauro conservativo;

b) restauro tipologico;

c) realizzazione nuovi spazi a servizio della scena;

d) reimpostazione area proscenio e palcoscenico;

e) studio sistema acustico;

f) adeguamento alle normative.

Nella stesura del progetto, il restauro e la verifica delle condizioni di sicurezza sono stati i punti cardine delle scelte progettuali. Queste sono state dettate, in primo luogo, dal rispetto delle valenze artistiche di cui il teatro è dotato e dalla presa di coscienza che gli interventi succedutisi nel tempo hanno portato all’uso di materiali e soluzioni visibilmente in contrasto con la dignità storica dell’originaria struttura. I rilievi in loco e la ricerca storica hanno posto in evidenza che il Teatro Savoia ha al suo interno opere d’arte bisognose di un improrogabile intervento di restauro conservativo da eseguire con le tecniche e le metodologie specificate nella sezione riguardante il restauro.

Le numerose trasformazioni succedutesi nel corso degli anni, dalla costruzione ad oggi, hanno causato danni cui si può porre rimedio solo operando una ristrutturazione e una riqualificazione completa. L’intervento progettuale è mirato a salvaguardare tutto ciò che della struttura è originario, riproponendo forme e caratteristiche tipiche del teatro all’italiana, riorganizzando sia gli spazi per gli addetti ai lavori che quelli di scena in modo da permetterne un utilizzo funzionale, adeguato alla realtà attuale, e che soprattutto conferisca all’intera struttura quei requisiti di sicurezza, oggi mancanti.

 

 

PROPOSTA PROGETTUALE

 

La sistemazione dell’ingresso prevede lo spostamento verso l’interno della doppia porta presente nell’atrio. Dove oggi è sistemata la biglietteria sarà realizzata una rampa con pendenza a norma per portatori di handicap per l’accesso al foyer. Sul lato opposto sarà realizzato il botteghino. La pavimentazione, sia dell’atrio sia del foyer, sarà realizzata mediante un impasto di graniglia di marmo del tipo alla veneziana, il cui disegno che riprenderà, senza enfasi ed in modo discreto, le linee essenziali dettate dagli elementi decorativi (greca e rosone) presenti sul soffitto. Le pareti saranno rivestite con una boasserie in legno ignifugo tinto, disegnata sullo stile delle attuali porte di ingresso (a semplice bugna color bianco opaco con riquadro in oro). L’accesso al foyer, oltre che dalla rampa, sarà garantito dalle due entrate esistenti.

Il restauro conservativo dei dipinti del de Lisio sarà l’elemento dominante degli interventi nel foyer. Il sistema di illuminazione, studiato per esaltare le caratteristiche cromatiche delle pitture, la pavimentazione con disegno ispirato al rosone ed alla greca del soffitto, il restauro delle porte di maggior pregio realizzeranno uno spazio completo ed equilibrato nelle sue componenti formali e decorative.

Nella platea saranno presenti n.10 file da 16 posti ognuna per un totale di 135 compresi quelli riservati ai portatori di handicap. Questi ultimi saranno localizzati, per ragioni di sicurezza, in prossimità delle uscite. Le uscite di sicurezza ai lati della sala, verso la scena, rimarranno inalterate. La platea sarà prolungata sul palco nella “situazione di cinema” e per il numero di posti che si otterrà in questa situazione specifica il sistema delle vie d’uscita sarà assicurato sulla base del massimo affollamento previsto. La realizzazione della “nuda scena” ottenuta attraverso un allestimento fisso della scena, studiato per le pareti laterali e fondo scena del palco, consentirà il prolungamento della platea con caratteristiche acustiche ottimali, grazie anche alla presenza del soffitto della camera orchestrale (conchiglia acustica). Il semplice movimento verticale del palco e del proscenio mobili consentirà di realizzare, quindi, un unico grande piano platea, con la possibilità di inserimento per altre 10 file di poltrone da 11 posti ognuna. Le poltroncine saranno montate a file di 4 (nella stessa posizione sia nella “situazione cinema” sia in quella a “platee contrapposte”) mediante fissaggio delle stesse in apposite boccole d’acciaio a filetto meccanico interno, predisposte nel pavimento del palcoscenico. L’ampliamento della platea nelle situazioni di cinema e a platee contrapposte non porrà problemi di deflusso in quanto le due uscite di sicurezza ai lati della platea (n.1 e n.4) e quella dell’ingresso principale (n.6) sono perfettamente a norma e, quindi, in grado di garantire un regolare esodo in caso di pericolo. Saranno, inoltre, sistemati sulle pareti laterali della platea n.14 strapuntini (7+7) a seduta pieghevole con spalliera, imbottiti e rivestiti in velluto ignifugo, classe 1M, senza che costituiscano intralcio lungo i percorsi laterali. Le poltroncine saranno anch’esse rivestite in velluto ignifugo, classe 1M, delle dimensioni di cm.56X52, passo cm.85. La pavimentazione della platea sarà realizzata in parquet a listoni di legno, incollati su solaio in calcestruzzo con intercapedine. Tale intercapedine agendo da cassa armonica rinforzerà le onde sonore. I nuovi tendaggi saranno in velluto ignifugo, classe 1M, confezionati a doppia faccia in ricchezza 70%; con frangia dorata confezionata a mano.

Tutti i palchi dei vari ordini, attualmente senza alcuna divisione interna, saranno separati da setti leggeri non completamente chiusi ma sagomati a forma di «S» ad una certa altezza dal pavimento; si ripristinerà in tal modo la situazione originaria, documentata dalle testimonianze fotografiche. Ogni ordine sarà dotato di gruppi di servizi igienici per uomini e donne in quantità proporzionale al numero di spettatori. Al secondo ordine di palchi, il palco centrale, sarà trasformato in cabina di proiezione cinematografica, perfettamente a norma per dimensioni e materiali. La cabina, dotata di un sistema di areazione necessario per il ricambio dell’aria e per ’aspirazione dei fumi in caso di pericolo, sarà completamente compartimentata a norma antincendio con la realizzazione di una zona filtro di preingresso dotata di divisori e doppia porta tagliafuoco REI 120. Di fondamentale importanza è il riordino delle vie d’esodo per il pubblico soprattutto nelle zone dei palchi. Per consentire un ordinato deflusso verso le vie d’esodo in caso di pericolo, i corridoi del secondo e del terzo ordine saranno divisi rendendo possibile, altresì, il fondamentale ampliamento della cabina di proiezione (al secondo ordine) e la creazione (al terzo ordine) di un ampio palco centrale per 14 posti a sedere, con ingresso da entrambi i lati. Gli stessi percorsi sono da considerarsi delle zone filtro in quanto la separazione con i palchi sarà attuata mediante porte tagliafuoco REI 60, realizzate con pannellatura in legno simile a quella delle porte esistenti e dotate di tutti i requisiti richiesti dalle norme. La pavimentazione dei palchi e dei corridoi di tutti gli ordini è prevista con mattonelle in graniglia di marmo levigate e lucidate. I palchi di proscenio, del secondo e terzo ordine, saranno normalmente adibiti a servizio dello spettacolo (posizionamento fari di illuminazione proscenio ecc..) essendo attrezzati con cavedi tecnici per lo spinamento elettrico. In caso di necessità, potranno essere ugualmente utilizzati dagli spettatori. Sul lato sinistro del teatro sarà risistemata e compartimentata (Luogo Sicuro) a norma antincendio la scala che porta all’uscita di sicurezza n.5 su piazza Prefettura. Tale scala serve tutti gli ordini di palchi ed arriva fino al loggione. Rimarranno invariate le due scale che partendo dal foyer arrivano una al loggione e l’altra al terzo ordine. Una nuova scala, completamente compartimentata (Luogo sicuro) ed a norma, sarà realizzata lungo la parte destra e servirà a far confluire i vari ordini di palchi, compreso il mezzanino del loggione, alla uscita di sicurezza n. 4 su via Marconi. Tutti i palchi saranno rivestiti con tessuto a tensione, su strato di materiale fonoassorbente, per migliorare le caratteristiche acustiche. Verrano realizzati poggiagomiti del tipo imbottito con rivestimento in velluto ignifugo. E’ prevista la dotazione di sedie e sgabelloni del “tipo thonet” in legno laccato nero e rivestimento in velluto, tutti i materiali saranno del tipo ignifugo in classe 1M. In proiezione dell’uscita su sicurezza di via Marconi, all’altezza del primo ordine di palchi, sarà installato un ascensore, a norma per disabili, completamente compartimentato, che oltre a servire i vari ordini di palchi arriverà fino al nuovo mezzanino del loggione dove saranno localizzati l’ufficio direzione e la postazione regia suono e luci. Un montascale per disabili, collocato a ridosso della scala destra di ingresso ai vari ordini, consentirà l’accesso al primo ordine dov’è situato l’ascensore.

Anche il loggione sarà suddiviso, grazie a setti leggeri, in palchi. Su di esso sarà aggettante un mezzanino riservato agli addetti ai lavori, servito anch’esso dall’ascensore da usare anche per il trasporto di piccoli ingombri quali fari occhio di bue Il mezzanino di servizio con struttura leggera e piano di calpestio in moquettes, potrà essere utilizzato per varie funzioni legate alle rappresentazioni spettacolari essendo dotato di quadri di spinamento elettrico. Sarà collegato con la scala di servizio della torre scenica tramite una zona filtro compartimentata, fungendo così, da percorso differenziato per gli addetti ai lavori. Il mezzanino risolverà, in tal modo, i problemi legati, ad esempio, al collegamento con le zone di manovra durante lo svolgimento dello spettacolo eliminando possibili disturbi al pubblico. La realizzazione di questo piano di servizio permetterà, tra l’altro, sia di ristabilire la condizione originaria che prevedeva per la “piccionaia” il doppio livello di piano, sia la riapertura, nel locale destinato alla direzione, delle finestre-balconi murate. L’esodo in caso di pericolo sarà garantito attraverso zone filtro compartimentate sia dalla scala dell’uscita di sicurezza (n.4) su Via Marconi, che dalla scala di servizio della torre scenica.

La soluzione proposta per il carico e lo scarico di materiale scenografico e per grossi ingombri prevede un accesso, studiato appositamente, situato nel vicoletto retrostante il teatro prospiciente via Marconi, a quota -0.70 dal piano strada. Un’agevole entrata di circa 3 metri renderà possibile lo scarico dell’impianto scenografico sulla pedana di carico posta in proiezione dell’attuale fossa orchestrale. In questo modo sarà possibile caricare e scaricare in palcoscenico in modo agevole, e soprattutto farlo in modo logico e propedeutico alla costruzione della scena. Sarà possibile, infatti, caricare e scaricare sulla scena tutti quegli elementi scenografici rigidi che hanno necessariamente bisogno di carpenteria, tenendo sempre liberi gli spazi di servizio, garantendo, in ogni fase, la piena libertà di movimento agli operatori e, altresì, la loro sicurezza. L’introduzione di un elemento scenografico sarà possibile in qualsiasi momento del carico/scarico, con l’ausilio della pedana mobile corrispondente alla fossa orchestrale, a prescindere dall’occupazione degli spazi scenici laterali. Attualmente, le quinte limitano fortemente l’ingresso in scena di materiale ingombrante ad allestimento avvenuto. Con l’utilizzo della pedana mobile non sarà più impresa ardua portare un pianoforte sul palcoscenico. Sarà utilizzabile, inoltre, un montacarichi di dimensioni più piccole, anche durante il normale svolgimento di attività teatrali e di spettacolo, con funzione di ausilio a quelle piccole operazioni quotidiane che non giustificano l’utilizzo della pedana della fossa orchestrale. In alcuni casi come per l’entrata in scena di attori con costumi eccessivamente voluminosi o per il carico di casse ed elementi di piccolo ingombro (ad esempio una motocicletta, pensando a musicals e spettacoli dell’ultima generazione come “West side story”, ecc.) sarà possibile utilizzare, ottimizzando il lavoro, il montacarichi collegato ed a servizio della parte mediana del fondoscena .

La riqualificazione funzionale degli spazi strettamente connessi alla scena prevederà la creazione di un vano tecnico nel terrapieno dell’attuale platea in cui realizzare una vasca di accumulo d’acqua della capacità di 78 metri cubi, per il servizio antincendio (sprinkler e manichette), di un adeguato locale per l’alloggiamento delle elettropompe sovrabattente e di uno spazio, in proiezione della fossa orchestrale, destinato al carico e scarico della pedana mobile. Questo locale tecnico sarà separato dalla platea da un doppio solaio in cemento armato (avente funzione di risonanza acustica e plenum esplulsione aria di compressione) e reso completamente compartimentato dall’accesso alla pedana di carico da una zona filtro con una doppia porta REI120. L’apertura sarà comandata dal pulpito di comando del primo ballatoio di manovra. Ciò vuol dire che le aperture delle suddette porte per la funzione di carico e scarico saranno possibili solo in quei frangenti legati, appunto, al carico e scarico di grossi ingombri di materiale scenico. Risulterà, in tal modo, in ogni momento dello spettacolo una divisione netta tra platea e locale tecnico sottostante. Il locale sarà collegato con l’esterno attraverso la porta carico/scarico (vicolo su via Marconi), con i camerini e con il locale gruppo elettrogeno, situato a quota più bassa. Con l’acquisizione, a seguito di esproprio, del locale d’angolo sul largo di via Marconi sarà realizzata una nuova uscita di sicurezza (la n.2), capace di assorbire fino a cento persone provenienti dal ballatoio di esodo del retropalco, nei casi in cui per esigenze di spettacolo, sul palco vi siano molte presenze, in uno spazio completamente compartimentato e normato come “Luogo Sicuro”. Sarà realizzata una scala di servizio alla torre scenica, che partendo dal ballatoio esterno servirà i vari piani fino al locale caldaia posto sul tetto. Questa scala permetterà agli operatori in regia, ai macchinisti del primo e del secondo ballatoio di manovra, all’operatore in graticciata la possibilità di esodo in modo agevole e sicuro in caso di pericolo, essendo completamente compartimentata e considerata “Luogo Sicuro”. La scala che nella parte bassa sarà realizzata in cemento armato, e nel momento in cui supera il livello del tetto esistente, a quota m.11.84, verrà continuata in ferro, permetterà il raggiungimento del locale caldaia. Il ballatoio della consolle di comando di tutte le macchine motorizzate (palchi, argani ecc.) sarà a stretto contatto con detta scala di servizio, mentre, sul lato opposto, l’altro ballatoio di manovra sarà accessibile passando dalla graticciata.

Alla quota di m.-1.50 dalla quota dell’ingresso di via Marconi saranno situati i camerini per n.15 postazioni attori. Tali locali saranno completamente compartimentati ed indipendenti dal palcoscenico, separati da esso da due solai il secondo dei quali del tipo in calcestruzzo pieno dello spessore di cm.25. Tale completa indipendenza garantirà il perfetto isolamento anche per quanto concerne le vie d’esodo in caso di pericolo. Infatti, tali locali saranno dotati di ingresso separato per attori ed artisti che fungerà, in caso di necessità, da uscita di sicurezza. Le ampie dimensioni dei camerini, al di sopra della norma nel rapporto dimensionale spazio/persona, unitamente alla dotazione di servizi igienici, agli arredi studiati per le singole postazioni, renderanno tali ambienti perfettamente funzionali ed accoglienti. La localizzazione scelta per i camerini permetterà agli artisti di raggiungere facilmente la zona palcoscenico attraverso una scala da realizzare ex novo di dimensioni adeguate alle norme. Tale soluzione offrirà la possibilità di ricavare negli spazi oggi adibiti a camerini un ampio “ridotto”, collegato con il palcoscenico. Questo spazio assolverà a più funzioni. Innanzi tutto sarà indispensabile per alloggiare, provvisoriamente, componenti scenografiche, attrezzi di scena, praticabili, la sartoria, custodie e strumenti d’orchestra. E ancora, offrirà la possibilità di entrare in scena da più punti, e nel caso di proiezioni cinematografiche diventerà un vero e proprio “secondo foyer”. Alla stessa quota sarà realizzato un altro camerino, dotato di bagno interno, con due postazioni per i “primi attori”.

La fossa orchestrale sarà costituita da due pedane movimentate meccanicamente. La prima, quella centrale, di forma rettangolare delle dimensioni cm.225X375, sarà dotata di doppio movimento con corsa verticale di cm.425, utilizzabile anche con funzioni di carico e scarico delle scene. La seconda, quella laterale, avrà le dimensioni della fossa, escludendo l’area della piattaforma precedente. La movimentazione sarà assicurata, nella pedana centrale, mediante quattro viti ancorate nella parete in calcestruzzo e collegate a due travi HEB280, e da due motori dotati di encoder per il controllo del movimento in sincronia. I motori saranno fissati alle due travi suddette, e grazie a due martinetti a vite sarà determinato il movimento in verticale. Il sistema della piattaforma centrale prevede la possibilità, una volta che questa sia arrivata alla quota della platea, di innalzarsi ulteriormente di 120 centimetri, arrivando all’altezza del palco ed allungando, di conseguenza, il proscenio. Si favoriranno, in tal modo, tutte quelle manifestazioni che richiedono maggiore spazio in platea. La piattaforma centrale sarà composta da due pantografi fissi movimentati meccanicamente ed in maniera separata, e, all’occorrenza, potrà essere utilizzata come scala di accesso al piano palcoscenico. Tuttavia, la funzione peculiare di tale meccanismo mobile sarà quella di garantire spettacoli in cui la scena si sposta in posizione centrale e, quindi, di consentire rappresentazioni a platee contrapposte.

Grazie all’estrema versatilità di queste strutture motorizzate sarà possibile trasformare continuamente, adattandolo alle varie esigenze di spettacolo, l’unico teatro, sia in termini numerici che tipologici, a servizio della collettività molisana. Partendo dall’impostazione classica a golfo mistico funzionante (allegato “sezione allestimento golfo mistico funzionante”) si ha la possibilità di avere differenti soluzioni di spettacolo (vedi allegati: “allestimento a platee contrapposte”, “allestimento sala conferenze”, “allestimento lirica”, “allestimento musica”, e “allestimento cinema”).

Allestimento a golfo mistico funzionante: è la situazione a servizio di spettacoli teatrali e musicali che prevedono un’orchestra fuori scena situata, per ragioni di spazio e di acustica, nella fossa orchestrale creata dall’abbassamento delle pedane. E’ la soluzione valida per spettacoli quali l’opera, l’operetta, spettacoli musico-teatrali o soltanto teatrali in cui sia necessario un ulteriore spazio anteriore al proscenio.In caso di mancanza di orchestrali e di recite specificamente teatrali od altro è, naturalmente, possibile ampliare l’area di proscenio (secondo più possibilità) movimentando la pedana fossa orchestrale a quota palco;

Allestimento a platee contrapposte: nel panorama della tipologia di proposta teatrale internazionale e nazionale sono introdotte, sempre con maggior successo, forme di spettacolo semplici per l’allestimento ma affascinanti nel contenuto (vedi teatro di parola, cabaret, monologhi, teatro globale e d’avanguardia, teatro sperimentale ecc.) e che, nella maggior parte dei casi vengono esaltate dalla possibilità di avere il pubblico tutto intorno e che, inseriti in un contesto di “teatro all’italiana”, godono di tutta la bellezza degli spazi e degli arredi fino a costituire un effetto emozionante. In questo caso, posizionando semplicemente la parte della pedana di carico della fossa orchestrale all’altezza desiderata ed abbassando la pedana palcoscenico a livello platea, si ottiene l’effetto desiderato spostando, in tal modo, l’area dell’azione scenica al centro. L’aumento del numero di posti a disposizione non crea alcuna difficoltà di deflusso. Vi sarà, infatti, la possibilità, per gli spettatori alloggiati nella zona palcoscenico, di usufruire come via d’esodo della nuova scala, normalmente in uso alle compagnie ed agli addetti alla scena, ma ugualmente a norma per fungere anche da uscita di sicurezza;

Allestimento sala conferenze: si presentano, spesso, occasioni di uso particolare del Teatro Savoia; nel progetto è previsto l’allestimento sala conferenze che si ottiene facilmente tenendo la parte della pedana di carico della fossa orchestrale e quella palcoscenico a livello platea producendo, di fatto, un prolungamento della platea sul cui fondo, dopo aver collocato altre file di poltrone, è possibile posizionare il tavolo presidenza degli oratori;

Allestimento cinema: la possibilità di allestire una moderna sala cinematografica sarà garantita dalla versatilità degli spazi che, attraverso semplici movimentazioni, si rende possibile effettuare i cambiamenti necessari. Questi cambiamenti consistono principalmente nel posizionare a livello platea la fossa orchestrale ed il palcoscenico, e nel posizionare il cielo della camera orchestrale (per ragioni acustiche, di massima assorbenza, ed estetiche) al di sotto della graticciata. Il rivestimento della scena (nuda scena) conferirà a questa zona caratteristiche ottimali per una sala cinema. In tale situazione è previsto l’inserimento di 10 file di poltroncine da 11 posti, nella zona della fossa orchestrale e del palco, che sommati a quelli presenti in platea raggiungono in totale di 250 posti, tenendo chiusi i palchi dei vari ordini. La cabina di proiezione, come detto in precedenza, verrà localizzata al secondo ordine nel palco centrale. Lo schermo planetario di proiezione, dotato di avvolgimento a motore elettrico, sarà contenuto in un cassonetto posto sulla parete di fondo del palcoscenico sopra la graticciata. Con l’abbassamento del cassonetto contenitore, utilizzando un piccolo carro ponte posto in graticciata, e con lo srotolamento del telo si otterrà uno schermo posizionato per una visione ottimale.

Il palcoscenico mobile consisterà in una pedana inserita perfettamente nella scena di dimensioni massime in pianta di m.9.25 X 11.20.

Il telaio principale sarà movimentato da sei martinetti a vite trapezoidale per due gruppi di cavalletti portanti. I basamenti dei cavalletti portanti saranno posizionati in corrispondenza della nuova pilastratura del sottopalco, costituendo un organismo strutturale staticamente indipendente dalla struttura muraria portante della scena. I basamenti, livellati mediante piastra e contropiastra, con possibilità di ulteriore registro della piastra sovrastante, saranno allocati nella struttura calcestruzzo a tenuta di fuoco del sottopalco.

La struttura del palco mobile costituita da doppia orditura di travi HEB 280, con carico massimo dinamico di 250 Kg/mq e carico statico e di 600 Kg/mq presenta spazi liberi di sbotolamento di cm.235X165 che, all’occorrenza, consentiranno anche il passaggio immediato di ingombri sulla scena. Attraverso una erogazione controllata della potenza i sei martinetti si muoveranno in perfetta sincronia meccanica innalzando così la piattaforma dalla quota 0.00 alla quota cm.120 e, nello stesso tempo, assumendo posizioni di declivio nel verso della platea e del fondo scena nell’ordine del 10%. La scelta del gruppo di movimentazione per mezzo di martinetti a vite è determinata da una serie di fattori quali la facilità del controllo della movimentazione, la manutenzione minima ed estremamente semplice (eseguibile dal personale in forza al teatro), consumi minimi di energia, massima sicurezza del sistema meccanico. Questo sistema meccanico è, a tutt’oggi, l’unico modo, soprattutto per teatri storici all’italiana (privi sia di requisiti di sicurezza che di spazi di aiuto alla scena, del ridotto, del retroscena, ecc.) per dotarli di spazi indispensabili per le attività teatrali, che ne esaltino le potenzialità scenografiche. La struttura prevede una pavimentazione in pannelli di legno di pioppo ignifugati, maschiati, delle dimensioni di cm.135 X 60, e spessore cm.6.

L’idea dell’impostazione «nuda scena», già proposta con successo nell’ambito del “Concorso di Idee” dallo stesso gruppo di progettisti viene, nell’attuale progetto, ad integrarsi perfettamente con quelle che sono le esigenze degli utenti. La “nuda scena” rappresenta la riorganizzazione architettonica dell’intero spazio scenico. L’entrata in scena, con tale impostazione, è possibile da tutti e tre i lati del palcoscenico. Infatti, attraverso delle aperture calibrate nei muri, che fungono da quinta, è possibile utilizzare la struttura muraria dell’invaso scenico come un allestimento teatrale di base. Con questa scelta si recuperano effettivamente 40 mq di palco poiché il percorso è esterno all’area scenica, utilizzabile senza alcun ulteriore allestimento. Il rivestimento alle pareti dell’invaso, oltre ad offrire una situazione vantaggiosissima dal punto di vista acustico, risulta una soluzione estetica di grande effetto. Il rivestimento usato non presenta una superficie liscia, bensì ondulata con fine sbozzatura, tale da assicurare l’effetto ottico delle quinte nere. Ma, a differenza di esse, offre un’ottima diffusione sonora ed una altrettanto ottima diffusione luminosa. Questa soluzione è, come detto, fissa ed immediatamente a disposizione, senza la necessità del minimo allestimento, per tutte quelle manifestazioni che non necessitano di impianti scenografici (vedi conferenze, dibattiti, piccoli spettacoli, ecc.). La “nuda scena” permette, in primo luogo, lo sfruttamento di tutta l’area a disposizione della scena (requisito indispensabile per qualsiasi teatro) e la rappresentazione di tutte le tipologie di spettacoli alternativi ed innovativi. Ad esempio quando il palco principale è alla stessa quota della platea sarà possibile utilizzare la sala ottenuta (platea più zona palcoscenico) per grandi mostre, allestimenti teatrali e di spettacolo particolari con esigenze di spazio notevole, sfilate di moda, ecc. Il rivestimento delle pareti con tasselli non a vista è disegnato in modo da riproporre, con soluzione di continuità, le caratteristiche delle arcate dei palchi. La semplice introduzione di elementi in legno posti a fasce orizzontali permetterà la chiodatura di scenografie e di quinte assicurandone la stabilità. Il posizionamento del corrimano in legno, a doppio livello di altezza, garantirà la possibilità di legature di tiri e sostegni di qualsiasi genere per gli allestimenti di scena.

L’impianto di scena sarà servito da quattro ballatoi di manovra posti sulle pareti laterali, a quota del quarto ordine dei palchi e del mezzanino sovrastante. Gli stessi saranno accessibili, direttamente mediante la scala di servizio della torre scenica (due) o passando attraverso la graticciata. I ballatoi saranno dotati di una ringhiera il cui corrimano (in profilo di ferro arrotondato di diametro di circa cm.10) è ideale per tutte le operazioni tradizionali di legatura delle funi di canapa. Gli stessi ballatoi, presenteranno quadri di spinamento elettrico per facilitare l’attacco di fari per qualsiasi fabbisogno scenico. I ballatoi di manovra, saranno dotati di scale alla marinara per consentire l’accesso diretto alla graticciata, ed al ballatoio dell’arco scenico. Il primo ballatoio di sinistra sarà provvisto di un pulpito di comando per la movimentazione meccanica dei palchi e dei tiri motorizzati, comprenderà la strumentazione di manovra di tutte le macchine e la strumentazione per il posizionamento in quota di ciascuna americana. Su di esso saranno installati: interruttore di blocco, spia di macchina pronta, interruttore di salita e di discesa, stop di emergenza, variatore di velocità e interruttori per i motori di emergenza, interruttore di sblocco porte del sottopalco, porte carico/scarico e meccanismo di sbotolamento. La postazione sarà dotata di una telecamera a circuito chiuso per avere la visione frontale ed il controllo delle operazioni di movimento scenico. I comandi saranno accessibili solo tramite chiavi di sicurezza. Sarà dotato di pulsantiera, con filo di 25 metri, a bassa tensione che permetterà qualsiasi operazione anche a quota palcoscenico. Il quadro di comando, installato nel pianerottolo che serve il ballatoio di scena, conterrà tutta la strumentazione necessaria al perfetto funzionamento degli argani con possibilità di funzionamento in parallelo dei motori i quali potranno essere programmati contemporaneamente, azionando un comando solo (massimo sei tiri “slave” per un master).

Al di sopra del boccascena verrà realizzata una passerella in ferro per tutta la larghezza dell’arco scenico; inoltre sarà collocato, dietro l’attuale parete in legno del boccascena, un elemento tralicciato tamponato in lamiera tagliafuoco che dal livello di camminamento della passerella si eleverà fino alla sommità del tetto. La parete tagliafuoco sarà dotata di sei erogatori termosensibili (sprinkler). Questi in caso di pericolo si attiveranno automaticamente per lo spargimento a pioggia dell’acqua.

Il tiro manuale contrappesato è, forse, la prima macchina teatrale inventata. Consiste in una barra sospesa con delle funi in acciaio alla graticcia. Queste funi rinviate da opportune pulegge sono collegate ad un carrello porta contrappesi, su cui si inseriscono dei pani in ghisa per contrappesare la scena da movimentare.

Caratteristiche tecniche principali di ogni singolo tiro (dotazione n.10, predisposizione per n.20 tiri):

barra di carico - in tubolare 100X50X5 lunghezza 9 metri, adatta alla sospensione di scenografie per un peso complessivo di 300 Kg e locale, sospeso tra due funi, di 150 Kg, predisposta per il fissaggio di n. 6 tenditori per la regolazione delle funi metalliche che la sospendono.

americana - costruita con tubi intralicciati, lunghezza totale 9 metri, composta da due elementi distinti, con giunto a baionetta, per garantire una stabilità di accoppiamento, adatta alla sospensione di scenografie del peso complessivo di 300 Kg, e locale, sospeso tra due funi, di 150 Kg, predisposta per il fissaggio di n. 4 tenditori per la regolazione delle funi metalliche che la sospendono.

carrello porta contrappesi - è parte integrante della macchina manuale dei tiri contrappesati e consiste in una robusta struttura metallica con un’asta centrale adatta ad accogliere contrappesi in ghisa. Il carrello è dotato di n.4 pattini in polizene fresato in modo tale da entrare nelle guide a T (da mm.50X5, lunghezza di m.9,5 circa, fissate alla parete, tramite tasselli, con dei supporti regolabili che permettono il fissaggio in perfetta perpendicolarità.) e garantire un alloggio sicuro al carrello, durante tutto il percorso. Nella parte superiore, tramite adatti perni, viene fissata la puleggia utile al richiamo delle funi, mentre nel lato inferiore si potrà fissare l’estremità della corda. Il peso proprio del carrello vuoto, è tale da controbilanciare quello dell’americana.

carrello tenditore per corda in canapa - altro elemento fondamentale con struttura simile a quella del carrello porta contrappeso, che grazie ai pattini in polizene fresato, scorre all’interno delle guide. Nella parte superiore è fissata una puleggia diametro 250 mm con gola per la fune in canapa da mm.20, può eventualmente ospitare 40 Kg di contrappesi in ghisa, che sommati al peso proprio del carrello, mettono in tensione la corda di canapa.

Importantissima è la protezione di tale macchina che va installata dinanzi alle guide per lo scorrimento dei carrelli contrappesati. Essa ha il compito di proteggere la zona palcoscenico dall’eventuale caduta dei contrappesi durante il loro caricamento, realizzata in angolare e robusta rete a maglia fissa, delle dimensioni di circa 2.000X1.000, verniciate con smalto eposiddico in polvere, essiccato a forno. I pannelli saranno facilmente smontabili.. La macchina è dotata di pani in ghisa, elementi facilmente impilabili, che grazie ad un’asola ed un dente, si accoppiano all’asta del carrello e tra di loro. Si forniscono 250 Kg di pani in formati da 15 e 5 Kg per la contrappesatura. Nella fornitura si comprendono n. 3 pani in ghisa, che si dovranno porre all’interno della colonna composta da elementi di 15 e 5 Kg che hanno una forma tale da garantire la perfetta stabilità della colonna composta.

funi in acciaio - n. 4 funi in acciaio zincato, diametro 5 mm, formazione 6X19,144 fili, resistenza 180 Kg/mq, carico di rottura 1.400 Kg.

corda in canapa - costruita da fibra di canapa naturale, diametro mm.20

freno per corda in canapa - costituito da un corpo in fusione di bronzo lavorato con macchina utensile; per mezzo di una leva si movimenta in modo veloce una coppia di gusci in legno, posti nella sua parte anteriore, che producono azione frenante. Il freno è dotato di una morsa utile al suo fissaggio nel mantegno del secondo ballatoio di scena.

In dotazione ai tiri sono previste pulegge in ghisa da fissarsi con appositi supporti metallici alla struttura portante.

La graticciata, tutta praticabile e servita dalla stessa scala che serve anche tutti gli impianti del teatro, sarà realizzata mediante assi di abete lamellare di cm12X12 intervallati ogni 6 centimetri. Essa sarà del tipo all’italiana con una parte di circa un metro, adiacente il fondo scena, predisposta alla francese. Queste assi staticamente sono sostenute da un sistema di travi in ferro IPE10 collegate direttamente al nuovo sistema di copertura della scena. I tiri multipli di scena, sia dei contrappesati che delle macchine elettriche (9) passano all’interno delle strutture in legno della graticciata permettendo così la completa libertà della graticciata per tutte quelle funzioni riguardanti i tiri tradizionali con funi di canapa e pulegge in ghisa, per un totale di 50 tiri manuali tradizionali, 10 tiri motorizzati con americana pesante a 500 Kg, 20 tiri contrappesati manuali con portata di 300 Kg ciascuno, 1 tiro centrale motorizzato da un quintale, macchina di movimentazione per sipario, arlecchino e quinte di proscenio, più un argano manuale per giustapposizione per la calata motorizzata del telo per il cinema (schermo cinematografico). Nella parte superiore della graticciata vi sono allocate le macchine per i tiri multipli di scena.

Caratteristiche principali di ogni singola macchina (dotazione n.3, predisposizione per n.9 macchine)

Si prevede l’installazione di argani verticali, macchine con specifico indirizzo teatrale, i cui tamburi di avvolgimento sono posti orizzontalmente al piano graticcia, consentendo così di risparmiare spazio prezioso nelle zone di manovra. Tale macchina è dotata di tamburi filettati, quindi non sovrapponendo uno strato di fune sopra l’altro, si riducono notevolmente i problemi di usura delle funi, aumentando il fattore sicurezza. Il preciso alloggiamento delle funi nelle rispettive gole del tamburo, è assicurato dalle pulegge di guida che, grazie ad un sistema di trasmissione, accompagnano il cavo durante la rotazione dell’argano, affidando costantemente le funi al proprio alloggio. Una nota particolare è dovuta al sistema di frenatura: la macchina è dotata di un freno elettromagnetico negativo, posto tra il motore di sicurezza e il riduttore, ed un freno a blocco meccanico collegato direttamente sull’asse del tamburo filettato, costituito sommariamente da una corona solidale alla parte superiore del tamburo, ed un arpione fissato sul telaio e sospinto da un cilindro elettromagnetico negativo, che in caso di necessità, permette all’arpione di agganciarsi alla corona realizzando così un blocco di massima sicurezza. I motori usati per queste macchine sono ad alta dinamica, silenziosi in quanto sprovvisti di ventola di raffreddamento, di dimensioni notevolmente ridotte, sono anche esenti da manutenzione poichè non montano spazzole come i motori a C.C., usati normalmente per questi scopi. Il torrino d’evacuazione dei fumi della scena sarà, quindi, dimensionato per permettere anche l’alloggiamento e l’eventuale raddoppio delle macchine.

Per i teatri “all’italiana”, essendo questi strutturalmente assai simili tra loro, si è consolidata la teoria volta a risolvere i problemi acustici che presentano.

Per il palcoscenico l’utilizzo del pavimento in legno di pioppo, essenza morbida e meno riflettente rispetto alle essenze dure, favorisce una migliore diffusione del suono, usando in questo caso il sottopalco anche come cassa di risonanza.

Il pavimento della fossa orchestrale sarà realizzato con listoni di legno, così come il rivestimento a “celle” (h cm.30), con funzione di cassa armonica per il fondamentale reciproco ascolto dei musicisti.

Per la platea sarà usato un pacchetto pavimento costituito da uno strato superficiale in parquet a listoni di legno, sottostante massetto e struttura portante in calcestruzzo con intradosso in lamiera grecata su intercapedine vuota, in modo da risultare riflettente alle onde sonore. L’intercapedine, agendo da cassa armonica, amplifica il suono per tutta la platea.

Le pareti concave dei palchi, rifinite con materiali riflettenti, fanno coinvolgere verso un unico punto (fuoco) i raggi sonori, situazione questa non certo ottimale per un buon ascolto. A questa situazione si rimedierà mediante il rivestimento delle pareti e delle porte dei palchi con tessuto a tensione, su strato di materiale estruso di resine melamminiche, con caratteristche fonoassorbenti. L’uso del rivestimento in velluto per i poggiagomiti dei palchi, ai vari ordini, e l’installazione di poltrocine in velluto contribuiranno all’ottenimento di condizioni acustiche ottimali.

E’ sul palcoscenico che le scelte progettuali hanno operato un miglioramento fondamentale. I disegni di questi spazi acustici, fin dai primi tempi, hanno avuto a diposizione materiali assorbenti e riflettenti. Ma, gli elementi che provvedevano alla diffusione del suono erano quasi inesistenti o con scarse prestazioni, legate soprattutto ad irregolarità di superfici (forme cubiche, triangolari o cilindriche) ed il loro controllo è stato troppo spesso insoddisfacente. La griglia in fase per la riflessione (reflection phase grathing) di Schroeder, adottata come rivestimento della camera orchestrale, rappresenta uno sviluppo rivoluzionario che offre per la prima volta un’eccellente e controllabile diffusione. Le scanalature possono essere della stessa lunghezza d’onda, in accordo con la sequenza matematica usata, in modo da garantire una diffusione su tutte le frequenze. Il risultato di questo complesso insieme di interferenze è che il suono è diffuso con un angolo di 180° rispetto all’onda sonora incidente, permettendo sia agli orchestrali che agli ascoltatori una perfetta audizione. Inoltre, grazie ai pannelli riflettenti sospesi, il suono potrà essere indirizzato anche verso le zone più lontane della sala. Il sistema così concepito permette inoltre, con opportune varianti, di adeguarsi alle esigenze che di volta in volta possono verificarsi: musica da camera, operistica, sinfonica. I pannelli di rivestimento della camera orchestrale sono progettati in lamierino metallico pre-formato, un lato riflettente e l’altro assorbente. La loro movimentazione consente quindi un controllo del tempo di riverberazione in funzione dell’utilizzazione della sala.

Particolare attenzione è stata posta alla progettazione dei riflettori acustici (le cosiddette nuvole) sospesi sopra l’orchestra. Essi possono essere variamente dislocati, insieme alle pareti della camera, in modo da dare all’orchestra un’area variabile in funzione delle esigenze acustiche e direzionare meglio il suono verso la platea.

La larghezza e la profondità dell’area dell’orchestra sono influenzate dal numero di orchestrali (circa 2 mq ognuno) e dall’altezza del soffitto. Se, ad esempio, il soffitto è posto in alto per favorire il tempo di riverbero, le pareti laterali e quella di fondo della camera orchestrale devono essere variate, limitando l’area dell’orchestra a mq.140. Quest’area limitata costituisce uno spazio accettabile per 75 o 80 orchestrali.

Per avere una grande orchestra sotto un soffitto variabile, è necessario che questo sia alto per il suono riverberante e basso per l’insieme dei suoni diretti. I pannelli acustici, appesi sopra l’orchestra, saranno posizionati in fronte alla platea, ed inclinati per avere una buona comunicazione di palco, in modo da ottenere buone prime riflessioni per la platea.

Secondo quanto stabilito dal D.M. 19.08.96 riguardante l’approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo al titolo quarto 4.2. la capacità di deflusso è stata calcolata sulla base del sistema delle vie d’uscita e dimensionata con un massimo affollamento previsto di circa 500 posti. Le uscite di sicurezza sono state portate a sei di cui due a servizio degli operatori dell’area palco e locali annessi (n.1 e n.3) e quattro a servizio del pubblico (nn. 2-4-5-6). Le scale che fanno parte del sistema di deflusso saranno compartimentate in modo da risultare completamente a norma e considerate “Luoghi Sicuri” e realizzate con materiali che avranno la caratteristica di resistenza al fuoco REI 120 e conformi a quanto previsto al punto 2.3.1 del citato decreto ministeriale. L’impianto antincendio si avvarrà di un sistema di idranti a manichetta nella zona ingresso, in platea, nei palchi, nei camerini e nei depositi. Per la zona palcoscenico, dove maggiore è il carico di incendio e più elevato il rischio, ci si avvarrà di un impianto a pioggia (sprinkler). Il tipo di impianto a “umido”, con tubazioni permanentemente piene e a pressione, è composto principalmente da serbatoio di accumulo per 78 metri cubi d’acqua, posto in un locale interrato sotto la platea, da una pompa fissa ad avvio automatico collegata al serbatoio, da stazione di controllo con apparecchiatura di allarme, da una rete di distribuzione realizzata mediante tubature in acciaio, da erogatori dotati di elementi termosensibili. Sulla copertura del palcoscenico sarà installato un evacuatore di fumo (EFC) con superficie di apertura calcolata in base alla norma UNI 9494 di cm 130x130, fornito di sistema di apertura individuale, azionabile da un dispositivo manuale o automatico di apertura a distanza. Nella parte bassa sarà necessario prevedere aperture in grado di garantire l’afflusso di aria fresca.

 

Affreschi e decori

Il restauro che è stato eseguito presso il Teatro Savoia di Campobasso, si è inserito all’interno di un complesso intervento di recupero funzionale e strutturale dell’intero stabile. Le superfici coinvolte dal restauro sono state: i dipinti e gli stucchi del Foyer, il soffitto dipinto di Arnaldo de Lisio, i quattro ordini di palchetti decorati con stucchi dorati, i pilastri con gli angioletti nella parte terminale, i sottopalchi e l’arco scenico. L’intervento ha avuto finalità conservative, cioè mirate a fermare il degrado delle opere ed a risanare tutte quelle situazioni che avrebbero portato alla distruzione della materia. Inoltre si è cercato di recuperare il più possibile l’aspetto estetico del teatro, che al momento dell’intervento sembrava compromesso a causa delle diverse mani di tinteggiature che appiattivano molte decorazioni e contribuivano a dare una lettura falsata dell’opera.

 

RESTAURO DEI DIPINTI DI ARNALDO DE LISIO

 

Le opere di Arnaldo de Lisio sono state eseguite nel 1925 durante la ricostruzione del nuovo Teatro Sociale che sostituiva il precedente Teatro Margherita, assai più modesto. L’artista molisano lavorò sia nel Foyer dove raffigurò gli aspetti salienti del Molise, sia nella volta a schifo della platea con il maestoso “Trionfo Sannitico”.

 

FOYER:

 

Descrizione:

Si tratta di un piccolo ambiente a pianta trapezoidale, che introduce lo spettatore all’ingresso della platea. La parte superiore delle pareti è decorata con le opere di A. de Lisio. I dipinti rappresentano scene di vita popolare intervallati da paraste con cornici che racchiudono dei medaglioni in stucco a fondo oro. La decorazione viene conclusa lungo il margine inferiore da una cornice in stucco con un motivo a cani correnti dorato. Le scene rappresentate sono:

sulla parete di ingresso è raffigurato il castello Monforte di Campobasso, uno zampognaro e un pastorello con il gregge;

a destra rispetto all’ingresso vediamo rappresentate delle scene di ballo con un giovane che suona la fisarmonica e una donna che batte un tamburello; sull’ultimo riquadro della parete verso l’angolo c’è una figura femminile che reca sulla spalla una retina da pesca e sul fondo è raffigurato il mare;

sulla parete frontale rispetto all’ingresso è rappresentata “la sagra del mais”, con delle donne che sgranano le pannocchie vestite in costume;

sulla parete a sinistra le scene sono notturne e vi sono dei bambini che catturano le lucciole, fanno da sfondo le montagne imbiancate dell’Alto Molise, la valle del Biferno, mentre in primo piano abbiamo uno zampognaro che suona e una donna in costume che balla.

 

I dipinti sono firmati A. de Lisio e datati 1925 come si vede in un angolo in basso della parete di destra.

Le scene rappresentate si svolgono principalmente in una ambientazione notturna e al fondo scuro fanno da contrasto le figure caratterizzate a pennellate vivaci e pienamente espressive. Si può facilmente notare come la maggior parte dei personaggi sono stati così bene caratterizzati da far pensare a dei ritratti, ed effettivamente alcuni sono stati identificati con persone realmente esistite, come quelle degli zampognari. De Lisio del resto ha voluto rappresentare il più vividamente possibile i differenti aspetti della sua terra natia. Ecco così che inserisce le vedute marine di Termoli accanto ai monti del Matese, ed accosta le tradizioni della zampogna agli aspetti pastorizi tipici della regione. Gli unici elementi che ci ricordano che siamo in un ambiente teatrale sono i medaglioni di stucco a fondo oro con i mascheroni. Questi presentano diverse espressioni facciali che indicano i corrispondenti stati dell’animo umano, suggerendoci come nel teatro si mescolino sapientemente imitazione e realtà.

Il soffitto è decorato da una greca a rilievo dorata e al centro troviamo uno stucco circolare nel quale si inserisce il lampadario. Nella parete corrispondente all’ingresso del Foyer ci sono due aperture inquadrate da due colonnine laterali e chiuse da un vetro del tipo cattedrale. Queste aperture sono comunicanti con il cortile interno dell’albergo che ingloba il teatro e una volta portavano luce nel Foyer mentre adesso sono state chiuse. Ai lati dell’ingresso verso il teatro sono presenti due colonne con capitelli a motivi vegetali dorati.

 

Tecniche esecutive:

Il dipinto si trova inserito nella parte superiore delle pareti delle quali quella corrispondente all’ingresso del Foyer è comunicante con il terrapieno del terrazzo dell’albergo. L’opera pittorica poggia su due strati di intonaco di spessore di circa 2,5mm l’uno, costituito molto probabilmente da sabbia locale e calce.

La tecnica pittorica utilizzata è la tempera, l’artista ha diluito i pigmenti in un medium organico dipingendo a volte a tinte forti e contrastanti e a volte per trasparenza come fosse un acquarello.

 

Stato di conservazione:

I dipinti, ad eccezion fatta della parete comunicante con il cortile interno, si trovavano al momento dell’intervento in un discreto stato di conservazione. La pellicola pittorica era ricoperta da uno strato di particellato atmosferico superficiale piuttosto consistente e da sporco di varia natura che rendevano offuscata e meno vivida la lettura dell’opera. Lungo il margine inferiore dei dipinti, al di sopra della cornice in stucco, erano presenti delle mancanze di forma quadrata, queste in parte erano state stuccate con del gesso e in parte lasciavano vedere un tassello di legno. L’intonaco presentava diversi distacchi soprattutto in prossimità di questi interventi.

Sulla parete comunicante all’esterno purtroppo la situazione era molto più degradata. A causa di un errato sistema di smaltimento delle acque meteoriche, queste convogliano verso la muratura contigua del foyer. La presenza dell’umidità ha prodotto danni irreparabili al dipinto provocando cadute di colore, disgregazione e polverizzazione della pellicola pittorica, formazione di effluorescenze saline, attacchi di agenti biodeteriogeni, distacchi degli starti preparatori…Inoltre alcune parti si erano ormai deformate a causa degli “spanciamenti” dell’intonaco.

Interventi di restauro precedenti:

L’ambiente del Foyer ha subito numerosi rimaneggiamenti nel corso degli anni tra cui l’intervento di costruzione di un controsoffitto a graticcio che conteneva l’illuminazione al neon per un dipinto posizionato negli anni ’50, e poi successivamente rimosso. Per questo motivo sono stati inseriti dei travetti di legno all’interno della struttura del dipinto, danneggiando in modo irrimediabile parti del dipinto, di questo intervento se ne è vista la testimonianza nelle mancanze di colore lungo il margine inferiore del dipinto. Comunque gli interventi eseguiti nel foyer erano mirati più alla manutenzione della sala che non dei dipinti, infatti su questi non sono stati svolti restauri ed il loro stato di conservazione ne ha ovviamente risentito, soprattutto nelle parti più danneggiate.

 

Intervento di restauro:

Una volta osservato attentamente lo stato di conservazione dei dipinti, si è proceduto con un intervento di pre-pulitura utilizzando morbide pennellesse di setola per rimuovere gli strati superficiali di polvere. La seconda operazione è stata quella del consolidamento della pellicola pittorica laddove presentava un fenomeno di decoesionamento. Il colore dove “spolverava” è stato fissato con una resina acrilica in emulsione(Acrilmat) passata con un nebulizzatore onde evitare di danneggiare il pigmento. L’azione di questa resina è molto leggero ed agisce solo sullo strato superficiale, consentendo così una successiva pulitura eseguita con delle spugne Wishab. Sulle zone interessate dai danni provocati dall’umidità e più precisamente nella parte sinistra della parete di ingresso, sono state velate con della garza e resina acrilica (Paraloid B72 al 20%) le zone che erano instabili e che necessitavano di essere risanate. Il consolidamento di tutte le parti distaccate in profondità è stato eseguito con infiltrazioni di una malta idraulica desalificata Ledan TB1; il risanamento degli strati superficiali con una resina acrilica in emulsione Primal AC33 in differenti diluizioni, dal 5% al 30%.

I tasselli in legno sono stati rimossi con molta cautela, consolidando e proteggendo la zona limitrofa originale. Sulle parti interessate dai fenomeni di biodeterioramento è stato passato in due fasi successive il biocida della Ciba Geigy Preventol diluito al 3%.

Dopo aver eseguito la pulitura ed il consolidamento, sono state risarcite tutte le mancanze di intonaco. Sono state utilizzate due tipi di malta: per gli strati in profondità, è stata realizzata una malta con sabbia, pozzolana, grassello e calce idraulica desalificata Lafarge; per gli strati superficiali sabbia e grassello di calce, di granulometria e colore simile all’originale.

Prima di procedere con l’intervento di reintegrazione pittorica il dipinto è stato protetto con del Paraloid B72 al 3%.

L’operazione di ritocco è stata condotta su tutte le parti dove era caduta la pellicola pittorica con colori ad acquarello della Windsor&Newton, ricostituendo così l’unità pittorica. Un discorso a parte deve essere fatto per la parete più danneggiata, qui il restauro è stato svolto in due fasi: la prima di pulitura e consolidamento, e la seconda fase, riguardante le operazioni di stuccatura e ritocco, è stata svolta dopo un periodo di tempo di circa 6 mesi per consentire alla muratura di asciugarsi dopo l’intervento di risanamento e di impermeabilizzazione esterna. Dopo aver fatto diversi sopralluoghi in questo lasso di tempo, si è verificato che purtroppo, anche se lo stato di conservazione della parete era migliorato, persiste comunque il fenomeno di evaporazione dell’umidità sulla superficie pittorica, causando effluorescenze saline. Del resto la superficie esterna della parete è soggetta all’azione della pioggia battente e l’inclinazione della pavimentazione del cortile interno non consente una defluizione più opportuna delle piogge.

Poiché su questa parete era andato perduto molto della pittura originale, è stato possibile ricostruire solo le lacune più limitate, ed in particolare sulla parte di sinistra il danno causato dalle infiltrazioni aveva provocato gli effetti peggiori. E’ stata compiuta una ricerca fotografica dal fondo Trombetta, per poter vedere quale era lo stato originario dell’opera e poter operare in modo mirato. In ogni caso le cadute di colore più estese non sono state ricostruite ma integrate con una tonalità in accordo con quella originale.

E’ stato così completato l’intervento di restauro sulle pitture del foyer auspicando comunque che venga eseguita un’azione di controllo periodico sulle zone interessate dal fenomeno dell’umidità, al fine di evitare di compromettere una corretta conservazione dell’opera ed invalidare gli effetti benefici dell’intervento di restauro appena compiuto.

 

DIPINTO SOFFITTO PLATEA

 

Descrizione

Sulla volta della platea si trova il dipinto di A. de Lisio raffigurante il “Trionfo Sannita”, le cui dimensioni sono di circa 126 metri quadrati; una cornice a stucco con motivi floreali circonda l’intera opera.

La rappresentazione del Trionfo Sannita celebra un passo di storia molto caro al Molise, ovvero quando i sanniti vinsero una battaglia contro l’esercito romano che si considerava fosse il più forte. L’episodio si svolge nella piana di Boiano, caratterizzata dalle vette del Matese. E’ un vero tripudio di gioia: i guerrieri arrivano sul carro esibendo le armi dei vinti, i cavalli che trainano la biga avanzano maestosi e un gruppo di donne e bambini li accolgono danzando e mostrando ramoscelli di ulivo. Sul fondo c’è il tempio con al centro la statua della divinità di Cerere, dea della fertilità e della abbondanza di raccolto. Sull’altare sono raffigurati due tripodi fumanti e dietro un gruppo di magistrati che partecipano alla vittoria con braccia alzate ed espressioni radiose sui volti. La scena del Trionfo occupa solamente una piccola parte del dipinto, il resto della composizione è dominato da un cielo rossastro in cui si aprono squarci di azzurro.

 

Tecniche esecutive:

Il dipinto è stato realizzato su una struttura in cretonato di gesso dello spessore di circa 10cm che costituisce la volta del soffitto. Questa è fissata con dei tiranti metallici ancorati a dei travetti lignei che costituiscono l’armatura della volta. La struttura del tetto è costituita da un’orditura principale in capriate e catene di legno, con staffe di ancoraggio in ferro e da un’orditura secondaria con travicelli e sovrastante tavolato di legno.

L’intonaco che fa da supporto al dipinto è probabilmente ancorato al graticciato attraverso una rete metallica in quanto erano visibili delle piccole punte di questa che fuoriuscivano dalla pellicola pittorica. L’intonaco, a base di sabbia e calce, è stato steso in diversi strati e con sovrapposizioni a fasce orizzontali, la granulometria non è molto sottile e si possono vedere a luce radente i segni di lavorazione.

Il dipinto è stato eseguito sopra una stesura color ocra data su tutta la superficie, probabilmente è stata data ad affresco visto il buono stato di conservazione e l’aderenza di essa al substrato. Il resto del dipinto è stato eseguito a tempera utilizzando il fondo a risparmio, come possiamo notare sulle architetture e per i toni più chiari. Non ci sono linee di incisione, ma il disegno preparatorio delle figure è stato eseguito con una linea rossa di contorno che appare molto leggera e data probabilmente ad affresco; le linee di costruzione delle architetture invece sono state realizzate prima delle figure in quanto traspaiono sotto di esse.

E’ da notare la differenza compositiva tra la parte della scena con il Trionfo, che occupa non più di un terzo della superficie, e il fondo con un cielo rossastro, che appare molto più semplice e meno definito. Tra le foto storiche del fondo Trombetta si sono trovate quella pertinenti al bozzetto e a particolari del dipinto e non al totale, si è ipotizzato che la grande opera sia rimasta in parte incompiuta o probabilmente dato il pessimo stato di conservazione, non ci sia giunta in tutta la sua maestosità.

Stato di conservazione:

Il dipinto al momento dell’intervento si presentava in pessime condizioni. Sul fondo si evidenziavano degli sbiancamenti e delle gore di dimensioni notevoli, tali da non rendere assolutamente leggibile l’impostazione pittorica della scena. Inoltre uno strato di sporco, polvere grassa e ridipinture, offuscavano ancora di più la visibilità dell’opera. Da un esame visivo più ravvicinato si sono potuti osservare altri fenomeni di degrado quali un forte decoesionamento del pigmento, diffusi sollevamenti della pellicola pittorica e distacchi del supporto. Il dipinto presenta una superficie ondulata a causa di un qualche cedimento della struttura di sostegno nel passato. A causare tali danni hanno contribuito anche le infiltrazioni di acqua dovute alle cattive condizioni del manto di copertura del tetto, le quali hanno solubilizzato parte delle pitture e provocato notevoli sbiancamenti soprattutto nelle figure del gruppo di sinistra e di destra. Inoltre poiché erano presenti stuccature eseguite in gesso, il dilavamento ha provocato la migrazione dei sali sulla superficie creando dal basso una fastidiosa alterazione cromatica delle parti rifatte.

Interventi di restauro precedenti:

Per quanto riguarda la struttura lignea del soffitto, ci sono stati degli interventi che hanno interessato la sostituzione di delle capriate di copertura. Questi interventi si sono succeduti il primo nel 1942, ed il secondo nel 1955. In ogni caso i danni provenienti dal soffitto dovevano essere abbastanza considerevoli, in quanto nel 1945 vennero eseguiti diverse porzioni di intonaco e relative ridipinture sul “Trionfo sannita”. Questo intervento è datato e firmato Ing. Umberto de Vito 1945, all’interno del tamburello in basso a destra, battuto da una donna. Le parti rifatte riguardano scene delle figure tra cui: parte del flautista, della donna con il ramoscello di ulivo, della bambina davanti ai cavalli… Queste stuccature sono state eseguite con un tipo di malta diversa da quella originale sia per granulometria che per composizione, ma comunque risultano in buono stato di conservazione e non sono state sostituite.

Sulla parte centrale e superiore del dipinto, in corrispondenza del cielo, ci sono delle stuccature molto estese e probabilmente posteriori rispetto a quelle di de Vito. Queste sono composte da uno strato gessoso e sono completamente alterate.

 

Intervento di restauro:

Al momento dell’intervento di restauro, il problema maggiore che si presentava era quello della pulitura, in quanto la pellicola pittorica non sopportava l’azione di nessun mezzo pulente, fosse stato a base acquoso basico o solvente. E’ stata fissato prima il colore con della resina acrilica Acrilmat, e dopo la pulitura è stata eseguita con delle spugne Wishab al fine di rimuovere la polvere grassa e i depositi superficiali. Le piccole scaglie di colore sollevate sono state fatte riaderire con della resina acrilica in emulsione Primal AC33 al 10%. Per quanto riguarda il risanamento del supporto, viste le grandi dimensioni del dipinto, è stata fatta una mappatura di tutti i distacchi dell’intonaco dalla struttura di sostegno. Vista l’incompatibilità della pittura con l’acqua è stato deciso di utilizzare per l’ancoraggio degli strati preparatori della resina vinilica Vinnapas puro. Si sono creati così dei perni elastici evitando l‘uso di altre forme di ancoraggio che avrebbero danneggiato un intonaco troppo fragile e sensibile all’acqua. La struttura è a tutt’oggi molto delicata e come tale dovrà essere rispettata in eventuali interventi di manutenzione del teatro.

Per quanto riguarda le ridipinture sul fondo, queste sono state completamente eliminate perché non più idonee e pulite con una soluzione basica. Le stuccature sono state invece rimosse solo parzialmente laddove erano fatiscenti e non più in grado di assicurare una buona tenuta. Benché fossero state eseguite in gesso, è stato deciso di non sostituirle, in quanto questa operazione avrebbe compromesso la coesione delle zone originali data la maggior tenacia delle prime.

La reintegrazione pittorica ha costituito una grossa parte del lavoro di restauro, in quanto lo stato di conservazione del dipinto era tale da non permettere la lettura di tutta la parte corrispondente al cielo; inoltre le zone ridipinte sulla scena inferiore da de Vito mal si raccordavano con l’originale. Per quanto riguarda le abrasioni, le piccole cadute di pellicola pittorica, gli sbiancamenti, sono stati reintegrati con colori ad acquarello Windsor&Newton. Sulle grandi stuccature invece per poter integrare le grandi zone mancanti con un riferimento visivo globale, è stata fatta una sorta di quadrettatura della superficie, utilizzando del filo di spago, e riportandola poi in scala su una foto del dipinto. In questo modo era possibile avere un effetto immediato della zona che si andava a chiudere cromaticamente senza rischiare di creare delle sproporzioni pittoriche. Le reintegrazioni sono state fatte con pigmenti in polvere e Primal al 10%. In ogni caso il ritocco ha voluto restituire al dipinto una superficie equilibrata e non un rifacimento dell’originale, così da creare uno sfondo per la parte figurata che si caratterizza per il carattere trionfale.

Per poter invece integrare le piccole parti mancanti, sono state utilizzate le fotografie coeve alla realizzazione del dipinto (sempre dal fondo Trombetta). I rifacimenti a tempera, riguardanti le figure sono stati modificati su indicazione delle fotografie in bianco e nero in accordo con la direzione scientifica della Dott.ssa D.Catalano della Soprintendenza del Molise.

 

RESTAURO DEI PALCHETTI, PARASTE LIGNEE E STUCCHI

 

Descrizione:

Palchetti:

All’interno del teatro, intorno alla platea a forma di ferro di cavallo, si trovano quattro ordini di palchi. Questi risultano sporgenti rispetto ai pilastri che li separano e presentano motivi ornamentali in legno e stucco dorati differenti a seconda delle dimensioni del palchetto e dell’ordine che rappresenta.

Il primo ordine che parte dal pavimento non è interessato da alcun elemento decorativo. Nel secondo ordine troviamo dei motivi vegetali a racemi intrecciati e nei palchi di maggiori dimensioni questi si arricchiscono con la presenza di alcune maschere che sono rappresentate all’interno dello spazio scandito dall’intreccio floreale. Nel palco d’onore fa sfoggio lo stemma della città di Campobasso, con le torri sul fondo rosso.

Il terzo ordine è decorato con stucchi dorati a festoni di fiori e frutta ripresi da un repertorio classicheggiante. Il quarto ordine si presenta molto più scarno in quanto la decorazione originale a ghirlande e funi intrecciate è ormai scomparsa e al loro posto ci sono delle riquadrature composte da semplici bacchette in legno dorato.

 

Pilastri:

I palchi sono scanditi da pilastri quasi tutti rivestiti frontalmente da paraste in legno anche queste diversamente decorate; nel primo ordine sono addossate al pilastro delle volute con dei morbidi rigonfiamenti che terminano con dei volti femminili di cariatidi in gesso; i pilastri del primo e secondo ordine sono rivestiti da paraste scanalate e terminano alla sommità del terzo ordine con dei capitelli a volute. Nel quarto ordine non troviamo più le paraste in legno ma una specchiatura ad intonaco all’interno di una cornicetta in stucco dorato; l’ordine si conclude nella parte superiore con degli angioletti poggianti su una mensola a voluta dorata. Le ali degli angioletti sono anch’esse dorate e seguono con la loro forma gli archetti soprastanti. La fascia sulla quale si innesta la volta a schifo è percorsa da girali di acanto sovrapposta da una cornice a dentelli ed ovuli dorati.

I pilastri centrali dell’ingresso della platea sono rivestiti da paraste in legno scanalate al primo ordine e da specchiature di intonaco negli ordini superiori e terminano con due corone di alloro a rilievo.

 

Arco scenico:

Questo si innesta su due pilastri rivestiti lateralmente da paraste in legno scanalate che terminano con un fregio a girali, e cornici con ovuli e dentelli.

La parte frontale dell’arco scenico presenta delle cornicette dorate nelle quali si inseriscono gli stucchi di Arnaldo de Lisio. Si tratta di due medaglioni laterali e al centro, due figure femminili alate. I medaglioni sono inseriti in una cornice in stucco chiara al cui interno sono raffigurate due figure femminili sedute su una balaustra che si contrappone ad un finto mosaico dorato; la figura a destra è rappresentata a seno nudo con delle vesti drappeggiate, il volto è ridente e la testa rovesciata all’indietro, ha un braccio poggiato su una maschera teatrale con la bocca aperta in atteggiamento di risata.

Il medaglione di sinistra invece ha un aspetto molto cupo e con una mano si stringe sul petto le vesti, con l’altra tiene un coltello verso il basso ed ha il gomito che poggia su una maschera con una espressione spaventata. Le due figure femminili alate al centro sono raffigurate in piedi, le loro braccia si avvolgono prendendosi per mano, le vesti sembrano quasi trasparenti e schiacciate contro il corpo rivelandone le forme. Quella di sinistra suona uno strumento a fiato e quella di destra ha in mano una lira. Ai loro lati ci sono due bracieri su un tripode fiammeggiante.

Il sottarco è decorato con dei lacunari esagonali delimitati da cornici a fune intrecciata in stucco.

 

Tecniche esecutive:

Palchetti:

La struttura di tutti i palchi è costituita in muratura cementizia; la parte esterna alla quale è affidata la funzione decorativa, è rivestita in gesso bianco. Gli stucchi dorati sono stati eseguiti a calco e poi applicati sulla superficie. La finitura pittorica era a smalto color giallo-avorio.

Pilastri:

Anche i pilastri sono stati costruiti in muratura con finitura ad intonaco molto sottile, su di essi sono addossate delle paraste in legno scanalate. Queste sono applicate alla struttura di sostegno con un telaio ligneo.

I volti delle cariatidi sono stati eseguiti con un unico calco come si può notare dal fatto che i volti sono tutti uguali ed è visibile la giuntura del calco sulla parte aggettante inferiore; la superficie del viso è stata poi ombreggiata morbidamente con del color terra di siena bruciata. La parte inferiore è costituita da una struttura lignea rivestita di stucco bianco e poi finita a tempera, su questa sono stati applicati degli stucchi dorati. Sull’estremità del quarto ordine troviamo gli angioletti, questi sono stati realizzati in gesso sopra uno scheletro metallico in modo da non pesare sulla struttura lignea. A differenza delle cariatidi questi non sono ripresi da un unico calco, infatti ogni angioletto è differente l’uno dall’altro. Anche i girali d’acanto sono realizzati in stucco.

Arco scenico:

Le grandi figure a bassorilievo presenti sull’arco scenico sono state realizzate da Arnaldo de Lisio in laboratorio, come si può osservare da diverse foto dell’epoca in bianco e nero, dove è ritratto l’artista con il suo committente. Da queste foto si vede che le sculture sono state eseguite in creta o plastilina e presentano un morbido modellato plastico. Venne fatto probabilmente un calco di queste opere e poi applicate sull’arco scenico. Nella trasposizione hanno perduto qualche dettaglio di maggior plasticità ma l’effetto in ogni caso è notevole. La finitura della superficie era poi ombreggiata con dei colori caldi per esaltare le luci e le ombre.

I lacunari del sottarco invece sono stati realizzati in legno ed applicati alla struttura muraria.

 

Stato di conservazione:

Palchetti:

Tutto l’intera superficie era ricoperta da uno spesso strato di deposito superficiale che ottundeva completamente le diverse tonalità dei colori. Su diversi palchi vi erano cadute dello strato di preparazione a gesso, mancanze di elementi decorativi che sono andati del tutto perduti o che erano pericolanti. Inoltre l’applicazione di diversi strati pittorici aveva provocato l’esfoliazione degli strati più superficiali. Le parti dorate erano completamente annerite e tante bacchette lignee erano instabili sul loro supporto.

Pilastri:

Anche in questo caso la superficie era estremamente sporca e molte delle parti lignee instabili o deformate. A causa di infiltrazioni di acqua dovute a perdite della copertura, nel quarto ordine, in corrispondenza di un angioletto e della fascia decorata a girali d’acanto, vi erano vistosi sollevamenti, decoesionamento della pellicola ed in fine era andata perduta un’ala dell’angelo. Come per le parti restanti le dorature erano completamente alterate e scure.

Arco scenico:

I bassorilievi erano completamente ricoperti da un spesso strato di polvere e da uno strato di ridipinture, inoltre erano presenti numerosi distacchi, che avevano già provocato perdite di materiale. Sui finti mosaici a fondo oro dei medaglioni vi erano zone instabili con cattiva aderenza al supporto. A causa di problemi di umidità la rete metallica che si trova all’interno di alcune parti della struttura dell’arco, si è arrugginita, provocando lo spanciamento e poi il distacco di alcune zone. Anche i lacunari del sottarco hanno risentito di queste infiltrazioni e presentavano fenomeni di decoesionamento, distaccamento e perdita di materiale.

 

Interventi di restauro precedenti:

Palchetti:

Gli interventi di manutenzione hanno interessato soprattutto la superficie e si possono individuare nell’applicazione di nuovi strati vernice a smalto. Questo tipo di intervento non sempre ha rispettato il timbro cromatico originale e come risultato al momento dell’intervento il colore dei palchi era notevolmente ingiallito rispetto al colore che si è potuto recuperare in seguito.

Nel quarto ordine le decorazioni originali sono state sostituite con delle semplici bacchette di legno, probabilmente questo intervento si deve imputare a dei danni che potevano aver provocato la perdita del materiale originale.

Pilastri:

Anche su questi erano state stese almeno tre strati di diverse vernici durante delle opere di manutenzione. Nel primo ordine vi era la presenza di uno strato di pittura plastica a buccia d’arancia. Anche i volti delle cariatidi erano stati scialbati da uno strato di tempera.

Negli angioletti dell’ultimo ordine, due mani di vernice avevano completamente ricoperto le parti dorate delle ali e della ghirlanda di fiori che tengono tra le mani. Sugli incarnati erano state poi eseguite delle ombreggiature ad imitazione dell’originale sottostante.

Arco scenico:

Gli interventi di ridipinture non hanno risparmiato neanche questa parte. Le figure di de Lisio sono state scialbate con uno strato di tempera bianca anche sulle ali, sugli strumenti musicali e sulla coroncina di alloro che invece erano dorate, sulla tempera erano stati poi dipinti con un color marroncino i contorni delle vesti e le ombreggiature dei volti. Molte stuccature a gesso erano state eseguite sia nelle figure nei medaglioni che in quelle alate, a causa del precario stato di conservazione e di aderenza al supporto che aveva prodotto numerose cadute.

Nella parte di fondo dell’arco scenico e nei lacunari del sottarco erano presenti gli stessi strati di ridipinture che si sono trovati nel resto del teatro.

Intervento di restauro:

Palchetti:

La prima operazione è consistita nell’asportazione, mediante aspirapolvere, di tutto l’accumulo di depositi superficiali che erano presenti sulle parti a rilievo, sulle dorature ecc…

Una volta che si sono potute osservare con più attenzione le superfici interessate dal degrado, è stata fatta una pre-pulitura con una miscela basica del tipo 4 A (alcool, acetone, acqua, ammoniaca), al fine di rimuovere lo strato di sporco di grasso e fumo. Sono state poi fissate tutte le parti pericolanti degli stucchi con una resina vinilica (VINNAPAS) diluita a diversi percentuali. Le piccole scaglie superficiali sono state fatte riaderire con una resina acrilica in emulsione (PRIMAL AC33) diluita dal 10 al 30%. Dopo aver fissato e consolidato tutte le parti instabili, è continuata la pulitura di tutti gli stucchi dorati utilizzando acqua e ammoniaca per eliminare lo strato di alterazione e accumulo superficiale.

Nel secondo ordine, la decorazione presentava i volti delle maschere in gesso notevolmente appesantiti dalle ridipinture, che si sono riusciti a rimuovere operando con la stessa miscela basica e con strumenti meccanici, portando in luce la finitura originale. Sul palco d’onore che conteneva lo stemma della città di Campobasso, la pulitura ha evidenziato il contrasto cromatico tra il fondo rosso e le torri avorio.

Sui fondi dei palchetti, che erano stati ridipinti, è stato eliminato meccanicamente l’ultimo strato di ridipinture e si è avuto cura di creare uno strato pulito e ben aderente al supporto.

Sono stati fatti dei saggi stratigrafici per conoscere la cromia originale dell’opera, e per capire se potevano esserci due diversi timbri cromatici tra le diverse superfici interne alla platea.

L’operazione seguente è stata quella di stuccatura per risarcire tutte quelle mancanze sia della struttura che della superficie. Per le stuccature di profondità, o per la ricostruzione di parti strutturali, è stata impiegata una malta idraulica a base di sabbia, grassello e calce idraulica desalificata Lafarge. Gli elementi decorativi mancanti sono stati rifatti mediante un calco delle zone integre, e per la reintegrazione delle piccole cadute superficiali o per la ricostruzioni di piccole parti in stucco, è stata utilizzato uno stucco per interni (Polyfilla).

Le reintegrazioni sono state poi mimetizzate pittoricamente utilizzando per le parti dorate delle polveri di mica legate con della Gomma Arabica, e per le parti dipinte a smalto un prodotto analogo a quello originale.

Pilastri:

Le operazioni di restauro sono state essenzialmente le stesse su tutti i tipi di superfici. Quindi anche sui pilastri si è proceduto con l’asportazione della polvere e dei depositi superficiali, con la eliminazione dell’ultimo strato pittorico e con una pulitura per la rimozione dello sporco grasso. Le parti lignee applicate al supporto murario, risultavano spesso staccate o non aderenti; sono quindi state tutte fissate introducendo nuove viti ed incollando le parti precarie. Sugli angioletti che si trovano sui pilastri dell’ultimo ordine, la rimozione della vernice è stata effettuata utilizzando un decapante, che ha messo in evidenza le parti dorate. Il recupero è stato notevole in quanto ha contribuito a dare una nuova luce a tutta la decorazione superiore. Sulla zona in corrispondenza della caduta di materiale e dell’ala di uno degli angioletti, al momento del restauro erano presenti delle reti metalliche di protezione per impedire ulteriori perdite a causa dello sfaldamento totale del materiale costitutivo.

Le zone a rischio sono state consolidate e risanate e l’ala mancante è state rifatta mediante un calco in gesso di un’ala simile per dimensione e forma, e riapplicata con dei perni in vetroresina.

Sul coronamento superiore a girali d’acanto, vi erano zone completamente decoese sempre a causa delle infiltrazioni di umidità ed anche queste sono state fissate e fatte riaderire mediante Primal AC33.

Per quanto riguarda l’applicazione di una nuova tinta a smalto che fosse il più possibile simile all’originale, sono state effettuate diverse stratigrafie e poi confrontate fra di loro. E’ stato poi asportato un pezzetto di materiale originale per poterlo analizzare con il colorimetro e poter ricreare un colore analogo. Sono state scelta delle vernici a smalto opaco e confrontate fra di loro, quelle che hanno dato i migliori risultati per finitura superficiali sono stati quelli della Praxis della Ditta Giampaolo. La nuova tinta è stata data su tutte le superfici pulite, stuccate e carteggiate su un opportuno fissativo.

Per quanto riguarda i pilastri con le specchiature ad intonaco, queste sono state velate con delle leggere spugnature. Le parti dorate sono state riprese con le polveri di mica unite con Gomma Arabica.

Arco scenico:

Il restauro delle figure di de Lisio ha rivelato aspetti molto interessanti. Le opere al momento dell’intervento apparivano completamente ricoperte da uno strato di tempera biancastra e da uno spessissimo strato di polvere, nella visione dal basso l’effetto era opposto a quello attuale. Infatti le figure alate centrali risultavano chiare (a causa della tempera) su un fondo abbastanza scuro. La pulitura ha eliminato la presenza della tempera che appiattiva l’immagine ed ha evidenziato la finitura originale che ha un colore dorato caldo, inoltre ha rivelato le parti dorate che erano anch’esse coperte dalla tempera. Anche le figure inserite dentro i medaglioni avevano subito lo stesso trattamento e quindi si è proceduto con la stessa metodologia. Tutti i distacchi sono stati risanati mediante infiltrazione di malta idraulica desalificata Ledan TB1. Le vecchie stuccature a gesso sono state in parte rimosse e in parte sistemate quando risultavano ancora idonee. Tutte le mancanze sono state stuccate con dello stucco per interni. La reintegrazione pittorica delle figure è stata eseguita con acquarelli della Windsor &Newton.

Sui lacunari sono stati fatti tutti i consolidamenti delle zone che risultavano precarie, pulite le parti in oro e trattata la superficie dipinta in modo analogo al resto del teatro.

 

 

Provincia di Campobasso

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